Le polaroid inedite di Wim Wenders

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Fino all’11 febbraio alla The Photographers’ Gallery di Londra è di scena un’esposizione di circa 200 polaroid inedite tra le tante scattate dal regista nel periodo precedente alla sua celebrità

“Fotografia? Una parola che non dovremmo più usare”. Wim Wenders ha confidato al quotidiano inglese The Guardian di aver scattato più di 12mila Polaroid tra il 1973 e il 1983, quando la sua carriera di regista stava per decollare, ma ha ora realizzato di averne tra le mani solo 3500. Il motivo? Molto comune: “Le regalavo ai soggetti appena fotografati”, ha spiegato. Sì perché le Polaroid avevano un’unica funzione, quella di essere al servizio dei suoi film. Fino a oggi. A distanza di quasi cinquant’anni da quei momenti infatti il regista tedesco ha deciso di concentrarsi nuovamente sugli scatti rimasti, selezionandone 200 per condividere una parte del processo creativo rimasto lontano dai riflettori.

L’esposizione, realizzata in collaborazione con la Wim Wenders Foundation e C|O Berlin Foundation, è intitolata Instant Stories. Wim Wenders’ Polaroids ed è visitabile alla The Photographers’ Gallery di Londra fino all’11 febbraio.

Palma d’oro a Cannes nel 1984, un Orso d’Oro alla carriera a Berlino nel 2015, tre nomination agli Oscar: Wim Wenders, all’anagrafe Ernst Wilhelm Wenders ha saputo distinguersi sulla la scena cinematografica internazionale e grazie a film come Alice nelle città, Lo stato delle cose, Paris, Texas e Il cielo sopra Berlino si è guadagnato anche un posto di rilievo nella storia della settimana arte. Sebbene, così come quella di regista, produttore e sceneggiatore, anche la sua attività di fotografo sia ben nota, questa esposizione intende mostrare per la prima volta Polaroid inedite – scattate sul set o nella vita privata tra il 1960 e il 1980 – rivelando retroscena inaspettati sul suo processo creativo, sulle sue ispirazioni e preoccupazioni estetiche.

Le Polaroid, si legge nel comunicato di presentazione del progetto, hanno rappresentato per il regista sia un taccuino visuale, poiché con loro poteva dare una cornice e una consistenza alle sue idee, sia un ponte, un legame tra il soggetto e la foto, tra il fotografo e l’azione dello scatto, l’intenzione e il risultato.

“L’intero processo della Polaroid non ha niente a che fare con la nostra esperienza contemporanea, dove possiamo guardare al virtuale e farlo svanire, cancellandolo dallo schermo per scorrere verso ciò che viene dopo. Qui abbiamo l’opportunità di possedere qualcosa di originale, non una copia, non qualcosa di replicabile o ripetibile”, ha spiegato Wenders facendo quindi notare come l’uso della Polaroid richieda l’intervento del tempo, durante il quale chi scatta ha il potere di scegliere un oggetto, un momento, una sensazione e di catturare qualcosa che non si ripeterà mai più, “trasferendo un pezzo del passato nel presente”, passando da “un oggetto” a una “scena”.

Instant Stories include oltre 200 scatti di cast e operatori sul set, di amici e famigliari, di momenti rubati dietro le quinte, così come omaggi agli artisti che l’hanno ispirato come Rainer Werner Fassbinder e Andy Warhol. Ci sono poi immagini personali, tra cui quelle del suo primo viaggio a New York in cui ha documentato l’impatto con la cultura americana, i suoi supermercati, i tetti altissimi, le auto e le strade. Un insieme di ricordi visivi che restituiscono un’immagine allo stesso tempo intima e potente.

Questa mostra rappresenta un viaggio inedito nella mente di un artista geniale, così come un salto appassionante in un passato che non c’è più: “La cultura è cambiata. È tutto finito – ha insistito nell’intervista al Guardian – Non capisco perché ci ostiniamo a usare il termine “fotografia”. Ci vorrebbe un’altra parola, ma nessuno è interessato a trovarla”.

Info mostra

Instant Stories – Wim Wenders’ Polaroids
The Photographers’ Gallery
fino all’11 febbraio
16-18 Ramillies Street, London W1F 7LW
Metro: Oxford Circus
thephotographersgallery.org.uk